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con la penna in mano, intessuta tra le dita, riesco a battere, e batto veloce, con lo sguardo non focalizzato verso nulla, guardando e non guardando le dita che danzano sui tasti.
studio e non studio, rifletto e non rifletto, riesco e non riesco.
e mi distraggo.
è la testa, la testa che entra nella mia vita, ed alcune volte anche il pc non sta dietro alle cose che scrivo, e le leggo, quando le leggo, con un certo ritardo.
come se fossi su un satellite.
Continua...
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( 3.1 / 104 )(Sentimenti ciechi e menti vuote.)
§
Di quando cominciai a vivere, non mi ricordo. Forse è stato nella provincia disastrata di quel june on a river come dicono all'anagrafe. Forse è coinciso con un evento che non so ancora contestualizzare, che non smette di fare male. Non ricordo, non ricordo. Ho visto tanti posti, ho parlato con tanta gente. Ho bevuto il loro vino. Ho amato di nascosto le loro donne. Le ho trombate nel cesso di una stazione, nel cesso di un locale, nella ritirata di un treno. Non ricordo neanche questo. O almeno così mi pare. E' un giro di vite che non stringe ma slarga. Ciò che dovrebbe restare scappa e io non riesco a capire. Provo a mettere gli occhiali.
Un uomo che con un'arte marziale della memoria non riesce a mettere a fuoco le storie e allora colpisce a caso la gente. Colpisce le ombre, con azioni convulse. Sembra volersi difendere. Sento un colpo violento, un pugno che non c'è mi leva dei denti. Una luce mi proietta lontano. Scompaio.
Allora indosso un paio di guanti sulle mani animali così che le carezze paiano ovattate, innaturali. Non mie. Una paura per il mondo. Un fobico, ansimato, respiro che svuota i polmoni. Mi viene voglia di dormire. Ma non devo dormire. Devo andare a lavorare. Non ho i soldi per vivere, forse è per questo che non riesco a ricordare.
Allora mi viene un'idea. E' sempre così quando non riesco a ricordare e mi sembra di non avere una vita. Mi viene un'idea. Qualcosa di nuovo per tappare. Colmare. Fingere di ricordare. Un posacenere pienato che non dovrebbe essere lì mi sguarda pensando "Cazzo è ora di smettere, non credi?". Una mente allegramente in lutto va in vacanza in un posto che inventa di sana pianta. Si perde. Ma quando è successo?
Quando.
E' successo nella terza primavera disegnata a mano appena sopra il neo a forma di tao rouge, sul dorso della prima tartaruga - che tutti conosciamo - di una nidiata nata in argentina da una madre amorevole e da un padre amato. Devotamente amato. E' successo perché poteva succedere. E' successo di colpo. Perché una rosa di universi generasse respiri e storie adagiate, supine su di un pavimento senza piastrelle. Contorcendosi dal dolore in una cucina vuota per la voglia di mangiare qualcosa di buono. Di caldo. Quando non c'è. Quando dov'è?
Dove.
Qui ?, e per quale motivo?
Perché.
Una assoluta, ignobile, bastarda, semprevuota, disgraziata, inconcepibile e spontanea voglia d'amare. Amare chi?
Chi, soprattutto.
Non ha mai avuto importanza alcuna.
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( 3.2 / 99 )Fame.
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Voglia.
Devozione.
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Incompletezza.
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Deviazione.
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Soglia.
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Sete.
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