§
Di quando cominciai a vivere, non mi ricordo. Forse è stato nella provincia disastrata di quel june on a river come dicono all'anagrafe. Forse è coinciso con un evento che non so ancora contestualizzare, che non smette di fare male. Non ricordo, non ricordo. Ho visto tanti posti, ho parlato con tanta gente. Ho bevuto il loro vino. Ho amato di nascosto le loro donne. Le ho trombate nel cesso di una stazione, nel cesso di un locale, nella ritirata di un treno. Non ricordo neanche questo. O almeno così mi pare. E' un giro di vite che non stringe ma slarga. Ciò che dovrebbe restare scappa e io non riesco a capire. Provo a mettere gli occhiali.
Un uomo che con un'arte marziale della memoria non riesce a mettere a fuoco le storie e allora colpisce a caso la gente. Colpisce le ombre, con azioni convulse. Sembra volersi difendere. Sento un colpo violento, un pugno che non c'è mi leva dei denti. Una luce mi proietta lontano. Scompaio.
Allora indosso un paio di guanti sulle mani animali così che le carezze paiano ovattate, innaturali. Non mie. Una paura per il mondo. Un fobico, ansimato, respiro che svuota i polmoni. Mi viene voglia di dormire. Ma non devo dormire. Devo andare a lavorare. Non ho i soldi per vivere, forse è per questo che non riesco a ricordare.
Allora mi viene un'idea. E' sempre così quando non riesco a ricordare e mi sembra di non avere una vita. Mi viene un'idea. Qualcosa di nuovo per tappare. Colmare. Fingere di ricordare. Un posacenere pienato che non dovrebbe essere lì mi sguarda pensando "Cazzo è ora di smettere, non credi?". Una mente allegramente in lutto va in vacanza in un posto che inventa di sana pianta. Si perde. Ma quando è successo?
Quando.
E' successo nella terza primavera disegnata a mano appena sopra il neo a forma di tao rouge, sul dorso della prima tartaruga - che tutti conosciamo - di una nidiata nata in argentina da una madre amorevole e da un padre amato. Devotamente amato. E' successo perché poteva succedere. E' successo di colpo. Perché una rosa di universi generasse respiri e storie adagiate, supine su di un pavimento senza piastrelle. Contorcendosi dal dolore in una cucina vuota per la voglia di mangiare qualcosa di buono. Di caldo. Quando non c'è. Quando dov'è?
Dove.
Qui ?, e per quale motivo?
Perché.
Una assoluta, ignobile, bastarda, semprevuota, disgraziata, inconcepibile e spontanea voglia d'amare. Amare chi?
Chi, soprattutto.
Non ha mai avuto importanza alcuna.
[ 5 commenti ] ( 26 visite ) | [ 0 trackback ] | permalink | riferimento |




( 3.2 / 99 )Fame.
.jpg)
Voglia.
Devozione.
.jpg)
Incompletezza.
.jpg)
Deviazione.
%20(Small).jpg)
Soglia.
%20(Small).jpg)
Sete.
[ 9 commenti ] ( 34 visite ) | [ 0 trackback ] | permalink | riferimento |




( 3 / 92 )%20(Small).jpg)
Prendo due ibuprofen e vado a letto, questo giorno non mi piace. Mi nascondo, nascondo tutto e dormo, adesso. Questa notte si vedrà. Metto musica per sognare meglio. Perdo tempo nello scegliere un cd. Lo perdo. Sono tutti uguali. Alla fine ne prendo uno bianco, senza etichetta come gl'altri e nell'aria, finalmente, risuona qualcosa, la conoscevo bene, mi sembra. Ora non so più. Squilla il telefono, m'alzo a rispondere. Hanno attaccato. Non mi spettino nemmeno per una cosa così, torno indietro e mi risdraio. Ascolto un pò di musica, cercando di ricordare almeno il nome della band, fallisco, prendo quasi sonno. Mi vien da dire Pupo. Suonano al citofono. Prendo la cornetta senza neanche smuovermi dal letto, nello schermo non c'è nessuno. Nessuno. Faccio spallucce e poso l'apparecchio voltandomi dall'altra parte. Sguardo il soffitto girandomi di scatto, ho un headrush, mi sembra che si allontani dalla stanza. Che le mura si allunghino. Mi perdo in questa allucinazione, sempre avvolto dalle coperte e dalla musica. Penso :"Mio dio! Sto diventando piccolino!", la cosa non mi disturba, ci fantastico su. Sono una comparsa in una fiaba che non ha sentito la campana. Dormo ancora nel mio letto e la fiaba è già alla fine. Mi sveglia qualcuno per andare a pagare le bollette, e mi rendo conto che sono in ritardo. Rido. Esco con la mente da quella fantasia. Qualcuno urla alla finestra, urla forte, mica grida ebbasta e dice :"Scendi! Risolviamo questa cosa con le mani! Cacasotto! Vigliacco! Un tu mi dicevi che me l'avresti fatta pagare?! Vieni gù che ti pago tutto, io! T'offro pure iccaffé!". Non rido più e vado alla finestra. Sono quasi intimorito nell'affacciarmi e sguardare fuori. Penso :"Echeccazzo, mica diceva a me? A me diceva? E perché? Bruto!" mi affaccio piano e non vedo nulla. Manco un vigile sotto casa. Mi siedo automaticamente sul letto come fosse stato accanto alla finestra, dietro le mie spalle. Cado. Non c'era il letto. E neanche fuori c'era nulla. Mi tocco a tergo e mi lamento, lancio pure un bestemmione variegato alla merda, non ottengo risposta. Mi spettino, mi scompongo. Sono frustrato. Arrabbiato. M'agito. Poi alla fine mi placo, faccio un the e cambio musica. Prendo a caso dal cesto dei cd masterizzati e mi esce in mano l'unico con un'etichetta appiccicata. Niente. Un altro vuoto di memoria. L'etichetta è vuota. Non riconosco nemmeno la melodia. Sembra un disco non mio, manco il cesto mi sembra di averlo mai visto, ora che ci penso. Metto le lenti e mi sguardo intorno: non è neanche casa mia. Sento le gambe che vacillano, sento le mani fredde che si intorpidiscono, la testa che mi gira e batte dal dolore. Il braccio mi duole forte e così il costato. Cado e faccio a tempo a mettere una mano al petto. Nel pavimento di marmo verde, lucidato con la cera, vedo poco una faccia, senza espressione. Vedo la schiuma che cola dalle labbra. Non mi riconosco, non connetto, dico :"Aiuto questo signore qui sta morendo! E' un infarto! Un infarto!" Ma non esce proprio niente. Il fiato si strozza in gola. Inghiotto un po’ di saliva e trafelo. Quella schiuma è la mia. La stanza si svuota del tutto, anche dell'aria che conteneva. La musica è finita e dalla finestra non viene vento. Non mi muovo. Ho paura di ricadere. Le palpebre si chiudono. Sento il sonno che mi copre. E' dolcissimo quest'abbandono. Non sento più la rabbia. Forse sto sognando. Forse no.
%20(Small).jpg)
Una eco:
-:"Scendi! Risolviamo questa cosa con le mani! Cacasotto! Vigliacco! Un tu mi dicevi che me l'avresti fatta pagare?! Vieni gù che ti pago tutto, io! T'offro pure iccaffé!"
-:"Scendi! Risolviamo questa cosa con le mani! Cacasotto! Vigliacco! Un tu mi dicevi che me l'avresti fatta pagare?! Vieni gù che ti pago tutto, io! T'offro pure iccaffé!"
-:"Scendi! Risolviamo questa cosa con le mani! Cacasotto! Vigliacco! Un tu mi dicevi che me l'avresti fatta pagare?! Vieni gù che ti pago tutto, io! T'offro pure iccaffé!"
-:"Scendi! Risolviamo questa cosa con le mani! Cacasotto! Vigliacco! Un tu mi dicevi che me l'avresti fatta pagare?! Vieni gù che ti pago tutto, io! T'offro pure iccaffé!"
%20(Small).jpg)
Non rispondo, sto dormendo. Ripassate domani. Mica c'è là fila fuori. Tzé.
[ 7 commenti ] ( 28 visite ) | [ 0 trackback ] | permalink | riferimento |




( 3 / 91 )Indietro Altre notizie

Avatar



