nel mio posacenere
si discute sempre
con toni accesi.
non è uno scherzo,
stavolta.
c'è sempre meno spazio.
la cromostasi
del mio mondo,
la certezza
che ogni cosa
mantenga il proprio colore,
che ogni cosa
rimanga se stessa,
implode senza scorie.
nessun fragore
a ridosso delle tre.
tra un po'
il sole
sfumerà
nel cielo.
tra un po'
i mari diluiranno
i toni della rena,
i fiumi diluiranno
quelli della terra.
tutto si mescolerà,
pian piano
come plastiline
multicolori.
e si tornerà ragazzi.
i vecchi torneranno
al vigore dei vent'anni,
i giovani non avranno
che tutti vent'anni.
e i ventenni moriranno,
perché il mondo si muove.
non si può restar fermi:
chi si ferma muore.
non ci saranno pensionati
non ci saranno ammalati
non ci saranno soldati
non ci sarà null'altro
che ventenni.
e chiuderanno tutte le fabbriche.
chiuderanno tutti i negozi,
tranne i bar e i loro negroni, olé.
un'unica generazione
che passeggia
per le contrade del tempo
che a volte
va troppo veloce,
che a volte
torna indietro.
inspiegabilmente.
riformeremo il calendario
ed avremo giorni
di settantadue ore,
finalmente tre domeniche
a settimana,
e nessun ansia del domani.
il domani non esiste.
tutti quanti giocheremo ad armi pari.
e gesù tornerà qui con noi,
non si butterà in politica stavolta:
gli daremo vent'anni a vita.
gli daremo carta e penna
e nessun segretario,
stavolta.
berremo alla fonte,
finalmente.
la politica la aboliremo
come prima cosa.
i soldi,
come seconda.
inventeremo cose,
scriveremo stronzate,
ci scoperemo tra noi.
swingers, saremo.
staremo felici e contenti
in un fine settimana
che rinasce ogni volta,
come un foruncolo torna
lì dov'era scomparso.
è il primo d'aprile
anche domani.
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( 3.1 / 75 )oggi è sesso
sesso con le nuvole,
bagnate di pioggia
i cui angoli
sorridono
a klee.
ti esti?
la carne
è l'aria
che respira.
bisogna
organizzare
la resistenza.
scegliere.
decidere.
scrivere.
rubrico così
i venti come
aneliti di qualcosa.
i trenta come
non so.
descrivo le cisti della terra come seni.
i miei alberi non conoscono tumori.
le mie foglie sono proiettili
lanciati verso l'infinito.
mentre appoggio
il padiglione
sul cotone
sento il cuore
che batte.
quasi le due,
adesso.
mi affaccio
dalla terrazza,
piscio.
le due
e venti
di tramontana.
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( 3.1 / 93 )ed il buio prende forma
attraverso un prestito,
un favore dell'immaginazione.
il riflesso ceruleo,
la diffrazione di un puffo
attraverso i secoli
di un posto a sedere.
in ogni banchetto
il viso di ognuno
è riflesso sul piatto
in mezzo al sugo
ed agli spaghetti.
odore di aglio,
per la pressione.
il mio corpo,
offerto in sacrificio per voi.
è il rito del cibo
della carne che mangia
ciò che carne diventa.
ed il buio diventa appetito
di qualcosa che hai intravisto
in mezzo alle chiacchiere kitsch
ed ai difetti subumani
che la confidenza rivela.
è il momento del vino,
il mio sangue
offerto in sacrificio per voi.
c'è un fantasma
che gira per casa,
alle volte lo vedo,
riflesso in un qualcosa.
mi guarda
come si guarda
uno spettacolo.
ride.
è un allegro fantasma di passaggio.
io non posso essere qui,
in questo momento.
e neanche lui.
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